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Ascolto Schubert sonata D.959 four impromptus D.933 Rudolf Serkin, copertina una semplice margherita vista tra altre.

claudio arezzo di trifiletti

claudio arezzo di trifiletti

Sarà, ma ripercorro velocemente. Appello complicato, collezione sfatata, viaggio improvvisato, coraggio ritrovato, fuga dall’innato. Ritrovo natura, tra sbarre e confini, mi dileguo tra coccodrilli sfondo panna, follia e frenesia, chiamala anche energia. Cresco, cambio, ritorno, mordo la mela, la scelgo tra veleno e passione, continuo e incontro delusione, sempre solo mi ritrovo dopo l’alluvione, proseguo, trovo ricordo, tra una scivola e il mio regno mi confronto, sono pronto, fiori al cimitero, la morte è cambiamento, tutto cambia sia dentro che intorno, ma il sentimento, quello vero, come una corda ricorda. Mi clono, mi trasformo di continuo, e ogni giorno mi risveglio, mi assomiglio, sempre un pò più di me, ma non sono ancora pronto, farfalle, fiori e cicale, niente male, ma in collegio non ci torno. Non sono pazzo, non sono matto, sono curioso delle reazioni non tanto delle azioni. Mi piace soffrire, faccio palestra con sacrifici, non ho preferenze, mi tuffo, altre mi addormento, ma in genere corro, godo, esco, salgo, entro. Vengo premiato con risposte sempre più amare, sono medicina per la porta, non sono fuori, nemmeno dentro, provengo dal legno, sono serratura, sono chiave, sono azione. Sono fermo, eppure volo, volo con la fantasia, costruisco le ali del mio sogno. Colore contro epidemie, scrivo sulla sabbia, scrivo sulla mente, ho chiaro solo un cielo che tutto vede, lo respiro, lo ascolto, inciampo di continuo, porto con me il salto. Non capovolgo, vedo tutto capovolto e vivo dritto, cerco di incontrare la vita, cerco coincidere i sentimenti, ricordo l’inizio di ciò che verrà.

Info su arte involontaria

Sposo il Dio dello Spazio, dove le stelle sono fluorescenti e non accese di un fuoco finito, dove la luce non brucia ma illumina ogni coscienza. Sposo il Dio dello Spazio, dove un tempo non era un tempo quando viveva l'emozione, dove risiedeva la giustificazione nell'Onniscienza, tutto ha un senso, e tutto è nella posizione con lo stesso numero, senza invocazione per una forza maggiore, senza discernimento tra albero e frutto, senza paura che non di se stessi, senza timore, che di essere offesi, senza parole per il peso delle stesse. Claudio Arezzo di Trifiletti
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