RELAZIONI

Facoltà di Scienze Politiche – Catania 2007

CLAUDIO AREZZO DI TRIFILETTI – IMPRINTS

L’ARTISTA

 Di Alessandra Famoso, relatore Alessandro Bertirotti

I PRESS EXHIBITION CATANIA CLAUDIO AREZZO DI TRIFILETTI

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E’ importante conoscere chi è l’artista, il suo trascorso, il suo curriculum, cosa pensano di lui i critici, come è quotato all’interno del mercato dell’arte locale, nazionale e internazionale. Il relatore pubblico per comunicare l’operato dell’artista e per organizzare gli eventi d’arte che lo vedono protagonista, deve avere chiari i punti di forza e di debolezza del suo cliente. Nel caso di Claudio Arezzo di Trifiletti è interessante notare come i punti di forza coincidano con quelli di debolezza. La scrivente vi presenterà l’artista attraverso le sue parole, i suoi quadri e le sue mostre. Claudio Arezzo di Trifiletti attraverso il suo lavoro lancia un messaggio ai suoi fruitori, che non è sempre possibile arginare o mediare. La sua spontaneità, la sua energia dirompente, la sua voglia di urlare al mondo il suo messaggio, sono soggetti a facili fraintendimenti e banalizzazioni. Trovare il canale giusto per mediare la sua comunicazione, senza snaturare il messaggio ponendovi dei limiti, è un compito delicato e non semplice. Il cammino di Claudio Arezzo di Trifiletti parte da lontano.            La comunicazione di Claudio nasce nel 1993 dalla organizzazione di eventi di vario genere; nel 1999 diventa proprietario del Clone Zone, night club catanese, riscuotendo consensi da varie parti d’italia. Nel 2002 il mito per l’oriente lo porta lontano dall’occidente, cedendo un locale in vetta alle classifiche siciliane. Dal 2000 dipinge, scolpisce, crea istallazioni sperimenta in una totale realtà fuori dal tempo dando libero sfogo ai pensieri più intimi. Il suo animo vive i dettami di una filosofia orientale, ma il suo corpo è quello di un occidentale che esprime la sua brama di successo. Ripercorrendo la distinzione fatta H. S. Becker tra le quattro modalità di partecipazione al mondo dell’arte – professionisti integrati, ribelli, artisti folk e artisti naïf (Becker H. S., 2004:246) – la relazione di Claudio Arezzo di Trifiletti con il mondo dell’arte organizzato si avvicina all’ultima categoria enunciata. Il termine «Naïf» è una parola francese che corrisponde all’italiano «ingenuo, primitivo». In arte il termine Naïf si riferisce ad un atteggiamento estetico-espressivo dell’artista nei confronti dell’opera e spesso indica una produzione non sorretta da una vera e propria formazione professionale o comunque scolastica. “L’opera dell’artista Naïf è espressione di una creatività che non si colloca all’interno di correnti artistiche o di pensiero. L’artista Naïf segue il proprio istinto senza seguire quelli che sono i dettami tecnici o “filosofici” delle   espressioni artistiche del “momento”. Quindi i pittori Naïf dipingono per se stessi, esprimendo senza compromessi una visione realistica e poetica, fantasticando ed accentuando le forme e la realtà. La pittura Naïf è costituita da un’esecuzione elementare e semplice e racconta in modo fiabesco scene di vita quotidiana, con un ricco accostamento di colori, usati generalmente puri. Per gli artisti Naïf sono stati usati i termini di “istintivi”, “primitivi moderni”, “popolari” o “pittori dal cuore sacro”. La difficoltà sorge dal fatto che le opere Naïf sono state prodotte senza riferimento ai criteri di un qualche mondo, eccetto l’esperienza personale dei loro creatori. Costoro lavorano da soli, liberi da quei vincoli della cooperazione che gravano invece sui membri di un mondo artistico, liberi di ignorare le categorie convenzionali delle opere d’arte e di riprodurre cose che non rientrano in nessun genere stabilito e non possono essere descritte come esempi di nessuna classe(…) Gli artisti Naïf formano un loro stile molto personale e creano forme o generi unici e peculiari, poiché non hanno mai acquisito o interiorizzato i modi abituali di immaginare e pensare che gli artisti professionisti sviluppano necessariamente durante la loro formazione(…) Non avendo ricevuto una formazione professionale e non avendo contatti con il mondo artistico ufficiale, gli artisti Naïf non apprendono il vocabolario convenzionale che serve a motivare e spiegare il lavoro dell’artista.(…) Molti di questi artisti non danno alcuna spiegazione, essendo convinti a quanto pare che le cose che facciano riguardino solo loro, oppure il loro rapporto con Dio (…) quando cercano di spiegarsi, lo fanno in modo soggettivo e senza basasi su un lessico condiviso di motivazioni; perciò danno l’impressione di essere estremamente eccentrici” (Becker H.S., 2004:278-79). Il vissuto di Claudio Arezzo di Trifiletti si rispecchia nelle sue opere e nelle sue mostre. In merito la scrivente ha pensato di riportare un’intervista rilasciata da Claudio Arezzo di Trifiletti in occasione della sua seconda mostra al Castello Normanno di Acicastello. Painted Smiles – Sorrisi Dipinti.

Quali obiettivi vuoi realizzare con questa tua mostra? 

Attraverso i miei dipinti vorrei riuscire a stimolare la coscienza della gente, spingere le persone a riflettere di più. Oggi non siamo più abituati a condividere sentimenti ed emozioni, viviamo con un costante atteggiamento di chiusura e alienazione, i semplici gesti che trasmettono emozioni, come l’abbraccio, non vengono apprezzati o addirittura vengono fraintesi. Le persone stanno dimenticando cos’è l’amore perché lo identificano con la pace, in realtà si tratta di due cose diverse: la pace dell’essere può essere raggiunta anche nell’isolamento, l’amore presuppone condivisione di emozioni ed empatia.

Quando ti sei reso conto di possedere una vena artistica?

Già da piccolino avvertivo un forte bisogno di esprimermi. Sia a scuola che in famiglia ero assente, mi rifugiavo in una dimensione interiore che mi permettesse di estraniarmi dall’ambiente reale e di vivere in un mondo tutto mio, alternativo, più ricco di quello reale. Sono sempre stato un attento osservatore del mondo e della gente. Io credo nella reincarnazione: un mago una volta mi disse che in una vita passata ero un eremita… in questa vita, al contrario, ho deciso di esprimere e condividere anche la mia dimensione interiore. Ho iniziato ad esternare il mio desiderio di espressione ed interazione col mondo, dedicandomi ad attività che mi permettessero di stare a stretto contatto con la gente. All’epoca ero un sognatore: ho aperto una discoteca allo scopo di creare una dimensione al di fuori del reale, una sorta di oasi, un’isola dove la gente riuscisse ad essere sé stessa, mettendo da parte l’apparenza. Essermi addentrato in quel mondo, mi ha permesso di capire tante cose: innanzitutto il continuo contatto con la gente ha affinato la mia capacità di comprendere le persone, mi rendevo conto che quelle che mi circondavo non erano felici e che io mi arricchivo coltivando i vizi e le infelicità altrui. Ero sceso a compromessi con un tipo di società (occidentale, consumistica) che non ti impartisce regole di vita, ma obiettivi standard. Grazie a questa esperienza ho però avuto un’illuminazione: non tutti i mali vengono per nuocere, i mali ti si presentano nel corso della vita per permetterti di conoscere e capire la vita stessa, per presentarti cos’è la vita. Stanco di quel tipo di vita, ho deciso di andare a vivere per un periodo in India alla ricerca di nuovi stimoli: ho così intrapreso un percorso di crescita spirituale che mi ha permesso di giungere alla comprensione che ho oggi. Ho capito che è possibile ed è bello costruire qualcosa di importante non con i soldi, ma con la creatività: ho iniziato a dar spazio alla mia creatività investendo e canalizzando la mia energia attraverso un percorso che non intacca i miei ideali, i miei principi, i miei valori. Ho deciso di dedicarmi interamente all’arte! Inizialmente non volevo esporre le mie opere… poi sono stato convinto a farlo: così sono ritornato ad appartenere al mondo!

Cosa rappresenta l’arte nel tuo percorso di vita?

L’arte è ciò per cui vivo. Ho ricevuto allentanti proposte di lavoro al di fuori della Sicilia e anche dell’Italia, ma ho rinunciato, scegliendo di seguire un percorso inverso rispetto a quello standard. In Sicilia, realizzare progetti ambiziosi, farsi conoscere, acquisire visibilità, riuscire a diffondere tramite l’arte un messaggio, è particolarmente difficile. Molti, scoraggiati dalle difficoltà, vanno via, rinunciano a lottare per valorizzare le tante risorse che la nostra terra possiede. Io credo che sia giusto rimanere per esprimere qualcosa, per dare degli input, per lasciare alle generazioni future degli stimoli che li spingano a rimanere, evitando così che le risorse migliori vadano via e quelle mediocri rimangano.

Qual è la tua visione dell’arte in relazione alla realtà?

Oggi tutte le forme di manifestazioni artistiche sono appiattite, statiche, standard. Io voglio invece che ciò che faccio vada al di la dei canoni e delle regole, sia qualcosa di originale che esprima la ricchezza e la varietà della mia dimensione interiore. La società tende ad omologare, ad appiattire le diversità, io penso invece che bisogna valorizzare la profondità infinita dell’individualità dell’essere umano. Per me l’arte non è riproduzione fedele e precisa della realtà esterna, ma espressione della dimensione interiore dell’uomo.

Chi è Claudio?

E’ un ricercatore! Un ricercatore che cerca di comprendere e spiegare agli altri l’irrazionalità e l’energia che l’essere umano possiede e che una persona comune potrebbe definire pazzia. Credo che l’arte sia anche una religione, una filosofia, uno stile di vita. Attraverso l’arte, esprimiamo quei pensieri e anche quelle follie che arricchiscono la realtà. A livello economico la mia attività non mi dà molto, mi dedico all’arte per un altro scopo lasciare all’umanità una quantità di opere d’arte talmente grande da permettermi di essere ricordato nel tempo.

Quale, tra le tante manifestazioni artistiche alle quale ti dedichi, ti soddisfa di più?

Il mio sogno è che qualcuno (sicuramente una persona fuori dal comune, con una notevole forza interiore) mi proponga di ridisegnare una piazza, magari quella di una zona periferica e socialmente degradata. Avendone la possibilità, riempirei tale piazza di spazi verdi, laghetti, piccole cascate, alberi particolari, creerei sotterranei dotati di oblò dai quali “spiare” il mondo dal basso, scriverei poesie sul pavimento, darei alla gente che la frequenta la possibilità di praticare la cromoterapia… darei vita ad un luogo capace di dare emozioni, progettato e costruito a misura di bambino. Non accetto il nostro mondo così com’è, per questo sogno di costruire io un mondo diverso in cui vivere: un progetto che sto cercando concretamente di realizzare riguarda il palazzo in cui vivo, che vorrei completamente ridipingere.

Secondo te, perché la tua mostra dell’anno scorso è stata riconfermata e riproposta al pubblico?

Sicuramente perché il comune mi ha dato dei riconoscimenti e perché ho potuto contare sull’aiuto di importanti collaboratori.

Chi è il tuo pubblico? Cosa pensi di lui?

Non mi importa che le mie mostre siano frequentate da gente ricca o importante, mi interessa che ci siano le anime. In realtà non posso dire di avere già un pubblico: non sono ancora molto conosciuto come artista. Le persone che visitano le mie mostre, in generale, credo siano persone semplici che vivono poco l’arte e la conoscono solo attraverso i libri e la tv. Una scarsa conoscenza dell’arte spesso spinge la gente a fare delle associazioni superficiali tra gli artisti: mi è capitato in passato di essere paragonato a Munch, in realtà il confronto non mi piace… ogni opera d’arte è un capolavoro unico perché espressione dell’individualità di chi l’ha creato.

C’è qualche particolare curioso, riguardante le tue mostre, di cui vuoi parlare?

Nonostante l’importante aiuto dei collaboratori, cerco sempre di fare il più possibile da solo, soprattutto per quanto riguarda l’allestimento degli interni in cui le mostre vengono realizzate. Per esempio, per me, è importantissimo l’utilizzo dell’incenso (lo considero un richiamo per gli angeli) e delle candele ( bruciano ciò che di negativo c’è nell’aria e rappresentano uno strumento di comunicazione con l’aldilà). Una volta, a Parigi, a causa di problemi tecnici, per l’allestimento di una mostra, decisi di ricoprire l’intero pavimento di foglie secche (raccolte da me) per coprire il pavimento .

Qual è il significato dei “Painted smiles” ?

Si tratta di sorrisi “di facciata”, fatti con il viso, ma non con il cuore… sono i sorrisi delle persone che vogliono apparire felici, ma in realtà non lo sono… sono i sorrisi di chi nasconde la propria individualità dietro il conformismo di una società dell’apparenza… sono il simbolo dell’ipocrisia di un mondo che ostacola l’espressione della nostra interiorità. I “sorrisi dipinti”, esposti alla mia mostra, in realtà, sono immagini che ricoprono dei quadri preesistenti, dipinti da me in passato e carichi di angoscia. Con i miei quadri voglio diffondere dei messaggi in grado di raggiungere la gente… la gente non avrebbe mai apprezzato i dipinti “nascosti sotto i sorrisi” perché troppo carichi di sensazioni negative. Inoltre, riempiendo con macchie di colore delle forme precostituite, conferisco al dipinto un nuovo significato… si tratta di una tecnica che valorizza l’imperfezione della macchia di colore.

Cosa ti aspetti dall’inaugurazione della mostra?

Quando uno stimolo esterno ci colpisce, questo ci lascia qualcosa dentro: voglio che i miei dipinti colpiscano la gente, suscitino nelle persone delle emozioni, facciano emergere gli stessi pensieri che io ho provato mentre creavo l’opera.

Quali sono i colori che preferisci?

Ogni colore ha uno specifico significato perché suscita delle emozioni ben precise. Sicuramente non potrei mai rinunciare al bianco, al rosso e al nero. Mi piace particolarmente il viola per il senso di mistico che trasmette. L’arancione mi fa pensare al tramonto e quindi alla fine di qualcosa e l’inizio del nuovo giorno, l’azzurro mi da il senso dell’ infinito (perché è il colore del cielo), e così via.

Progetti per il futuro?

Dopo aver raggiunto i miei obiettivi in Sicilia, voglio perseguire l’obiettivo nazionale (ho già in programma per il prossimo inverno delle mostre a: Ferrara, Roma, Milano e Bologna) ed internazionale. Voglio che dopo la mia partenza, la mia casa, con tutte le opere d’arte che contiene, rimanga aperta al pubblico.

Hai mai dedicato dei quadri a qualcuno?

Lo faccio sempre. In tutte le mie opere inserisco qualche elemento legato al mondo e alle persone che mi circondano. Qualsiasi stimolo esterno che mi lascia un segno dentro, viene in qualche modo rappresentato nelle mie opere.

 

MOSTRE E PARTECIPAZIONI

In soli tre anni per numero, prestigio e successo le mostre del giovane artista catanese fanno sicuramente intravedere un immediato successo. Di seguito sono elencate le diverse partecipazioni:

Terzo salone internazionale di arti figurative

9 – 23 ottobre 2004 Casa Sicilia, 98 bd. Haussmann – Parigi

Personale

11 – 19 dicembre 2004 Bonù, corso Italia – Catania

Prima rassegna d’arte contemporanea “bohèmien”

11 – 19 dicembre 2004 Acireale (CT)

Collettiva pittura “accademia dei leoni”

22 dicembre 2004 – 7 gennaio 2005 Lentini (CT)

Personale: Percorsi metropolitani

30 gennaio 2005 Acquasanta, via Raffineria – Catania

Personale: la Coscienza

5 – 22 aprile 2005 Galleria pizzartè, via Gisira – Catania

Incontro fra arte e design

30 aprile – 10 maggio 2005 Galleria d’arte, viale della Libertà – Palermo

Personale: percorso inverso, uso e riuso della materia

29 luglio – 12 agosto 2005 Castello normanno – Acicastello (CT)

Biennale d’arte internazionale

4 – 13 febbraio 2006 sale del Bramante, piazza del Popolo – Roma

Personale “interiore”

10 febbraio – 29 marzo 2006 Galleria pizzartè, via Gisira – Catania

Sacramentale

23 aprile 2006 cripta della Cattedrale, S. Maria la Nova – Caltanisetta

Collettiva pittura “accademia dei leoni”

6 – 13 maggio 2006 Lentini (CT)

Personale “stimo(li)”

28 giugno – 20 luglio 2006 Cappella pàtio cafè, via F. Crispi – Catania

Personale “sorrisi dipinti”

29 luglio – 27 agosto 2006 Castello normanno, Acicastello (CT)

 

CRITICA

Oggi il critico curatore di mostre ha sostituito il critico negativo. Cos’è bello e cos’è brutto? Per gli artisti contemporanei le critiche e gli articoli che hanno per oggetto le loro opere e le loro mostre vanno a incrementare la reputazione che hanno all’interno dei mercati dell’arte. Di seguito la scrivente riporta le critiche che sono state scritte su Claudio Arezzo di Trifiletti.

 

L’opera pittorica di Claudio Arezzo di Trifiletti è indubbiamente, originale. Riflette il suo mondo interiore, ricco di affetti, d’esperienza e d’emozioni, rappresentato con linee, masse di valori e di toni, che realizzano un complesso, il quale raggiunge nelle opere una notevole efficacia espressiva, un equilibrio e un senso ritmico che consentono all’osservatore di penetrare la bellezza e il significato. La pittura è un’arte che risale ai tempi quaternari, nei quali la figura è riprodotta in senso realistico a finalità narrativa, mentre nei tempi attuali essa si caratterizza per la stilizzazione delle forme ed ha funzione, soprattutto, ornamentale. L’arte è quindi, un sistema di comunicazione simbolica e le opere attraverso le quali si esprime riflettono i sentimenti di chi le crea, le tendenze più profonde, i valori universali, i problemi e gli interessi che attraversano il mondo nelle varie epoche storiche. In definitiva, l’intima soggettività dell’artista, che interpreta la realtà in cui vive, si rivela nelle sue creazioni. Claudio ha raggiunto questo risultato, essendo riuscito a trasfondere nei suoi quadri emozioni e bellezze del creato.

Iolanda Scelfo, consigliere nazionale della Federazione Italiana Centri e Club UNESCO

 

Claudio è l’ascetico che ama la folla. La sua meditazione passa dalle cose, dai colori, dalla gente. Lui aspetta la pioggia ad occhi chiusi per sentirne il rumore, guarda il buio ad occhi aperti per vederne le forme. Oltre il colore vede l’anima delle cose, il colore non basta all’osservatore delle sue tele, vorrebbe scavare dentro le forme raffigurate, per scoprire ciò che c’è dietro. Profumi, rumori, energie e pensieri ingabbiati nella tela che aspettano di uscire. Il silenzio di Claudio è pensiero di vita, è pace, e il sorriso è il suo linguaggio, l’unico che conosce. L’intelligenza nella sua quiete pacifica, lo fa levitare in mezzo agli eventi, lui travalica gli eventi, e continua ad osservare ancora. Tutto avvolto dal bello, dal buon gusto, con cui esprimere forme naturali visibili ed invisibili. Un bimbo curioso nel corpo di un uomo, un sognatore, un osservatore, un artista.

Grazia Ragusa

 

Creazione è anche un semplice tratto su un foglio, ma perché quest’atto possa acquisire tale valore occorre che rivesta un significato, che nasconde un messaggio. E’ la rivelazione del mondo l’intento di questo artista. Il linguaggio etereo e raffinato si manifesta attraverso contorni onirici; è il sogno il veicolo usato per dialogare con se stessi e parlare di se stesso agli altri con un registro istintuale, spontaneo fedele ai propri sentimenti, ma non scevro da problematiche, dissidi e turbamenti dell’animo. L’esperienza che Claudio offre con il suo impegno creativo, è intensa; pittura, scultura e ambientazione sono le tre coordinate che usa per proiettare all’interno di uno spazio arcaico ma semplice, naturale ed esotico in una rara combinazione di topos apparentemente contrastanti. Entrare nell’ambiente descritto dalle sue opere è come ritrovare la propia casa natale, il luogo perduto della propria esperienza ricordando e ricreando il proprio mondo intimo. Mi piace l’opera di Claudio perché non insegue un fine, non persegue la bellezza, non emula il successo ma usa gli occhi di un bambino per guardare il nostro mondo.

Francesco Seminara

 

La sua pittura valica la tecnica, oltrepassa lo stile per essere il canale preferenziale e transitorio di una comunicazione dirompente ed incontenibile. Essa non è una meta voluta ma una tappa incidentale. Un creativo che non è stato pittore, né forse continerà ad esserlo, sceglie transitoriamente la via delle cromie intense, delle forme decostruite e plasmate da un humus di simbolismi tribali e metropolitani, naturali e acrilici. Il riverbero di una spiritualità dalle radici occidentali, ed esautorate, volge lo sguardo a Oriente, alla ricerca dell’altro da sé, del respiro dell’anima; Oriente mitico e quindi non necessariamente storico. Ai confini della new age, e all’interno di una pittura alleggerita dalle contaminazioni storico-biografiche, vivono forme subliminale, siano esse spettri o angeli, diavoli o dei. Tra tentazioni cristologiche e peccati metropolitani scocca l’impellenza del pennello, ancora ai primi tocchi, ma reso vivo da un’inestinguibile energia superiore.

Simone Nicotra

 

Il mio amico Claudio. Claudio l’ho conosciuto quando avevo 14 anni e lui qualcuno in più. Ora, che ne ho 28, un paio di anni in più non si notano nemmeno, ma quando sei nel pieno dell’adolescenza possono fare la differenza: ero e sono una persona a cui piace divertirsi ed il massimo per un quattordicenne catanese, in questo senso, erano i “pomeriggi – giovani” organizzati nelle varie discoteche di Catania, in cui i ragazzi come me potevano ritrovarsi per condividere gli stessi interessi. Già a quel tempo Claudio si era accorto di come la discoteca potesse essere utilizzata per mettere a frutto le sue idee, così ha cominciato a lavorare come P.R., dando inizio alla sua avventura nel mondo dei locali. Ma l’organizzazione di qualche pomeriggio prima e di qualche serata poi, man mano che diventavamo più grandi, non poteva più arginare la forte voglia di fare che ha sempre caratterizzato la vita di Claudio. Infatti, pur avendo altre attività da seguire, è riuscito a continuare a coltivare la passione per la discoteca e quando se ne è presentata l’occasione, grazie alla sua risolutezza e determinazione, non se l’è fatta sfuggire rilevando un locale già avviato. Ha potuto così dare libero sfogo al suo modo di fare clubbing, cioè interagire con la gente, scegliere, selezionare, guidare tutto quello che serve al funzionamento di un locale. Naturalmente io come altri dei suoi amici più stretti gli siamo rimasti vicino anche in questa esperienza, posso quindi testimoniare come, grazie alle sue idee, il locale ha registrato presenze e flussi da ogni parte della Sicilia. Ma un locale, per quanto positivo possa essere, è soggetto ad alcune leggi che tendono a limitare la libertà d’azione del gestore. L’attenzione di Claudio si è così spostata verso qualcosa di più profondo ed introspettivo, la pittura ed ha cominciato a mettere su tela parte di se. Per esprimere quanto sono felice di questo “nuovo” amico-artista, voglio citare questo pensiero: quando un fotografo-reporter rientra da una missione in un paese in guerra, porta centinaia di foto e altrettante storie. Di tutta questa grande quantità di foto qualche decina viene stampata, quattro o cinque vendute alla stampa e tutto il resto dei provini va a finire in qualche scatola. Poi il tempo passa, altre missioni, altre foto e altri aneddoti sostituiscono i precedenti che, insieme al ricordo, vengono messi nei cassetti. La quantità di belle storie addormentate è infinita. Ecco, io penso che le opere di Claudio non dormiranno mai.

Massimo Bruno

 

“Lo straordinario risiede nel cammino delle Persone Comuni”. Paulo Coelho – Da “Il Cammino di Santiago”. Solo tramite l’arte e la conoscenza è possibile percepire lo straordinario che è in ognuno di noi. E’ l’istante in cui si decide di vivere la propria vita e non di esistere semplicemente. La meta, il cammino, il percorso di vita rappresentano gli elementi del processo di evoluzione spirituale dell’artista che lo ha portato da tempo ad esprimersi in arte. Claudio artista e splendido amico, ci permette di leggere la sua interpretazione della realtà e dei movimenti d’animo con cui interagisce con essa. Lo straordinario vive nell’arte di esprimere energia, sentimento, anima e poesia nel colore, nella tela, nel tratto. L’anima colorata di un essere che si rende pittura per essere. Non voglio limitare e stigmatizzare in termini ciò che l’arte rende libero, lascio ai lettori di questo book il piacere, per gli amici l’onore, di partecipare alla vita e all’arte di Claudio lasciandosi pervadere da quanto egli riesce a trasmettere riuscendo così a soddisfare tramite i sensi la fame della nostra anima.

Elisa Toscano

 

L’arte di Claudio Arezzo nasce da un bisogno intimo di calarsi in una dimensione dove risiedono tutti quei sentimenti nati nell’uomo sin dai suoi primi albori. Egli canta l’amore con le sue sferzate di colori. Parla della verità, spesso nascosta, o peggio ancora, annullata da chi ama calarsi dietro una maschera oscura che turba l’animo di chi, invece, desidera librarsi, nel cielo della limpidezza. L’artista si esprime nella sua arte nel pieno rispetto della natura e di tutti gli esseri viventi. Il suo spirito libero e incontaminato è alla ricerca di un suo equilibrio interiore, e pertanto anela al trascendente. Egli è capace di lasciarsi andare senza sorta di freni inibitori, cercando spazi ideali capaci di contenere tutti quei sentimenti che lo trascinano in una sorta di estasi artistica, che lo isolano dalla realtà circostante per dare vita ad opere realizzate con l’unico supporto delle forti emozioni vissute interiormente a favore di un’espressione, spesso non programmata e di getto. L’artista memorizza tutte quelle esperienze umane e morali dove i sentimenti riescono a predominare sulle azioni dell’uomo e le fa proprie per immortalarle sulla tela. L’arte di Claudio Arezzo, è una creatura che nasce e cresce con il suo creatore, il quale, se dà vita alle sue opere, da esse attinge in conoscenza e crescita interiore. E’ una sorta di scambio artistico e intellettivo al tempo stesso. E’ amore, passione, è quel ritrovarsi integro in un mondo per tutti uguale dove l’artista riesce a scoprire il suo animo sensibilissimo e in esso tutto un universo artistico e spirituale dove immergersi, e scoprire così tutte quelle forze amiche che lo liquidano verso una libertà assoluta. Nelle sue opere predominano le figure, con le proprie debolezze umane, con i propri errori, con le proprie sconfitte, ma con le proprie vittorie, al tempo stesso, in quanto l’errore per l’artista non è mezzo di stasi, ma di partenza per una forma di crescita liberatoria.

Alba Maria Massimino, presidente regionale Centro Internazionale Artisti Contemporanei

 

“Secondo le contemporanee tendenze dell’estetica statunitense, per la precisione la Scuola di Chicago, impersonata da Wallheim e Dickie, l’arte è una “Intersezione di intenzioni”, ossia il luogo di incontro fra l’autore ed il fruitore. Grazie all’arte, codice comunicativo asemantico, l’evoluzione dell’umanità procede in una dimensione tanto immaginifica quanto reale. Nelle opere di Claudio Arezzo di Trifiletti coesistono proprio queste due dimensioni: l’immaginario individuale che diventa sociale nella realtà dell’opera. I cromatismi, la pastosità degli accostamenti figurativi, la formalizzazione dei colori sono tutti elementi che conferiscono alle produzioni del nostro una valenza estetica che deve essere, in primis, contemplata più che necessariamente compresa. Il mondo dell’espressione artistica attuale è una commistione di più tendenze e quindi richiede spesso una sospensione di giudizio definitivo e preciso. Nel caso delle opere di questo autore, giovane promessa siciliana, le derivazioni mediterranee ed europee sono evidenti ed al tempo stesso confuse. È una pittura solare, chiara e luminosa che nasconde spesso un retroterra inespresso e volutamente taciuto. Per questi motivi, l’azione forse più produttiva che ogni frequentatore delle opere del Arezzo di Trifiletti dovrebbe adottare è quella proposta da Karl Raimund Popper: la meraviglia. Secondo il grande filosofo ed epistemologo contemporaneo, scomparso nel 1995, non può esistere alcuna forma di scienza senza un atteggiamento preventivo di stupore. È lo stupore che guida l’interessamento degli uomini, ossia la disposizione cognitiva ed emozionale che ogni individuo è in grado di provare verso qualche cosa, o situazione. Il desiderio di scoprire ciò che apparentemente si conosce nasce da una disposizione della mente: la volontà di celare l’ovvio per investigare il nuovo. Arezzo di Trifiletti incarna proprio, e tutta la sua opera ne è espressione artistica, questo atteggiamento, inducendo i suoi estimatori a godere di queste scoperte. Si tratta in effetti di un invito costante alla ricerca di nuove suggestioni colorate, nelle quali sia possibile trovare un pezzo di noi, ancorché confuso ed offuscato dalle certezze inesorabili della monotonia quotidiana”.

Alessandro Bertirotti, antropologo della mente

Amanda J. Succi, relatore pubblico

Rassegna Stampa

Molte le pubblicazioni di articoli sugli eventi artistici che hanno visto Claudio protagonista. Di seguito vengono riportate le più significative:

Articolo Pubblicato sulla Sicilia del 28 luglio 2006 firmato da Assia La Rosa

Il 29 luglio, tra le antiche pareti dell’affascinante castello Normanno di Aci Castello, è stata inaugurata la mostra del pittore catanese Claudio Arezzo di Trifiletti. I quadri esposti rappresentano solo un assaggio della vastissima collezione che l’artista “custodisce” nella propria “casa museo sotto l’Etna” (come egli stesso la definisce), ma bastano a far emergere la creatività e la notevole energia interiore che Claudio possiede e che cerca di esprimere e di trasmettere agli altri attraverso le sue opere. “Painted Smiles. Dietro un’apparente ipocrisia si cela un pensiero negato”…rappresenta il filo conduttore dei dipinti che fino al 27 agosto saranno ospitati al castello. I “sorrisi dipinti” ricoprono quadri preesistenti dello stesso autore, cercano di nascondere immagini (e dunque sentimenti, pensieri, emozioni) carichi di angoscia, conservando tuttavia una certa ambiguità di fondo: i volti ritratti sorridono, ma si tratta di sorrisi di facciata che in realtà nascondono un insieme di sensazioni che si cerca di reprimere. Claudio, dopo il successo riscosso lo scorso anno con la mostra “Percorso inverso: Uso e riuso della materia”, ripropone quest’anno un percorso visivo e sonoro, perfettamente integrato con uno dei più suggestivi scenari della Sicilia orientale: incenso, candele ed una leggera musica di fondo accompagnano i visitatori tra gli spazi del castello che ospitano i quadri. “Non sono molto bravo con le parole, per questo dipingo”…queste le parole pronunciate da Claudio durante la presentazione della mostra, alla quale hanno preso parte il sindaco di Acicastello Silvia Raimondo, l’assessore Alessandro Consoli, il critico d’arte Iolanda Scelfo, consigliere nazionale della Federazione Italiana Centri e Club Unesco e numerosi giornalisti. Tantissima la gente intervenuta: esperti d’arte, appassionati, semplici curiosi… tutti fortemente coinvolti e inevitabilmente affascinati dall’atmosfera un po’ mistica che si è venuta a creare. La descrizione che l’artista ha fatto di sé stesso e delle sue opere è stata accompagnata da una vivace discussione sull’evento e sul contesto in cui si è svolto. Il sindaco e l’assessore non hanno potuto fare a meno di sottolineare come la mostra rappresenti, oltre a un’occasione di visibilità per l’artista, un elemento di valorizzazione dello splendido castello e del territorio comunale che lo ospita. Nelle parole di Silvia Raimondo, i quadri rappresentano uno squarcio di vita tra le scure pareti del castello, infondono energia, danno colore e movimento alla struttura statica e antica dentro la quale riescono tuttavia ad armonizzarsi alla perfezione. Nelle loro parole, inoltre, la mostra rappresenta un interessante esempio di come i giovani talenti, soprattutto siciliani, debbano essere spronati, aiutati, valorizzati. Anche Iolanda Scelfo si mostra compiaciuta dell’utilizzo del castello come strumento di comunicazione in mano ai giovani: nelle sue parole l’arte è cultura e di conseguenza strumento di pace che, messo in mano ai giovani, ai quali è affidato il futuro della nostra società, può contribuire alla diffusione di ideali di pace, diventando mezzo di lotta contro le guerre e le ingiustizie. L’artista, da parte sua, ha sottolineato l’importanza, per i giovani, di essere determinati e costanti nel tentativo di realizzare i propri sogni e di darsi da fare per valorizzare e far emergere le proprie capacità. Claudio è particolarmente legato alla Sicilia, ritiene che ogni sua risorsa debba essere aiutata a valorizzarsi, per evitare che sia costretta ad andare via dall’isola alla ricerca di un territorio migliore dove esprimersi. Nelle sue parole: ”l’Etna ci infonde un energia notevole che solo noi, che viviamo alle sue pendici, possediamo. Dobbiamo lottare per far emergere la nostra ricchezza interiore, per far emergere l’anima dell’Etna che c’è dentro di noi”.

Articolo Pubblicato sulla Sicilia del 14 Aprile 2006 firmato da Assia La Rosa

Una casa per ospitare la creatività

Musei metropolitani.

Ha trovato un tetto il progetto culturale di Claudio Arezzo di Trifiletti. Dopo l’esperienza in Oriente, l’artista è tornato nella sua terra d’origine per dare corpo a un vecchio progetto. Un percorso visivo da vivere giorno dopo giorno. La sperimentazione di nuove tecniche anche attraverso il riciclo e il riuso di materiali. Alla scoperta di un altro pezzetto d’arte contemporanea, frutto dell’estro di un giovane talento. Nascosto tra le vie della nostra della nostra città. Perché gli artisti spesso si eclissano nella bellezza, quella che si riflette, poi, istintivamente, di getto nelle loro opere : devi scovarli, lì dove rinchiudono i loro sogni. Lì dove fanno a botte con le suggestioni che offre loro la vita. Quella più intima. Respirando emozioni e sentimenti. Cibandosi di espressività e passione che si mescola ai colori, e con essi prendono vita attraverso le forme di quegli oggetti (che poi semplici oggetti non sono). Che sono specchio dell’anima e si rispecchiano nell’ambiente che circonda l’esistenza di uno spirito libero. Proprio come quello di Claudio Arezzo di Trifiletti, classe 1975, uomo che non ha fatto dell’arte solo il suo lavoro, ma tutta la sua esistenza. “Da quando ero piccolo ho sempre creduto nelle infinite capacità attribuibili a uomini che desiderano scoprire, che si lasciano trasportare dalla voglia di sapere e di crescere dentro”. In queste poche “sue” parole ecco riassunto l’animo di colui che ha messo in piedi una vera e propria “casa museo sotto l’Etna” ,dove abita la sua creatività. Dove riesce a trovare l’ispirazione per creare i suoi quadri e le sue sculture . lui che ha cominciato, tanti anni fa, organizzando eventi nei locali della night – life (come PR); lui che si è poi trasferito in Oriente alla ricerca di un’altra dimensione, decidendo di ritornare nell’Isola carico di energia, oggi può vantare la partecipazione al salone internazionale delle arti figurative di Parigi. Quella che vede la creatività made in Sicily stupire per la sua incontaminazione. Per quei pensieri ingabbiati nelle trame di una tela, che con lingua universale si fanno leggere. E inizia il viaggio lungo il progetto che è partito nel 2003 e oggi ha un tetto e dodici stanze dentro cui si mescolano ambienti contemporanei. In via Leonardo da Vinci c’è una casa – atelier illuminata dalle candele, dove i cuscini sono impregnati d’incenso e le pareti sono attraversate dall’edera che si arrampica sui mobili. Regalando al legno, al cristallo e al metallo, un pizzico di quella memoria che viene dalla natura. “L’idea è nata – spiega Claudio – dal bisogno di creare un percorso visivo da vivere quotidianamente e che ricordi chi siamo, il perché ci siamo. Un insieme di colori custodiscono ermeticamente i segreti della casa. Il culto è quello dell’acqua e del cristallo: elementi fondamentali da accompagnare con melodie che racchiudono lo spirito della condivisione meditativa. Solitario ma non troppo, quando iniziai, decisi di sperimentare nuove strade da percorrere, anche attraverso il riciclo e il riuso della materia”. In pieno centro metropolitano, nella casa di famiglia chiusa per lunghi anni, oggi c’è una vecchia macchina da scrivere sopra un arazzo etnico: sapori primitivi che trasformano un tronco reciso in una lampada e un cappello antico come suppellettile dentro una teca. Niente è lasciato al caso: l’antiquariato fa da sfondo alla modernità di un orologio a cucù che lascia intravedere la sua meccanica e si mescola allo stile dettato dalle tele dell’autore, che creano una prospettiva sull’infinito. Lui che non vuole inseguire il successo, ma guardando con gli occhi di un bambino, si è sempre lasciato trascinare da un fiume di emozioni. Quelle che vivificano ciò che ci circonda. E che sanno parlare solo a chi sa ascoltare.

Articolo pubblicato su Sicilia Tempo nel 2006 da Pino Schifano

Articolo pubblicato su Sicilia Tempo nell’ottobre 2006 da Mario Grispo

Incontro con Claudio. Entriamo nella Casa Museo sotto l’Etna, in Viale Leonardo da Vinci 5, dove “regna” Claudio Arezzo di Trifiletti, e ci assale un intenso profumo d’incenso: una chiesa laica, dove innumerevoli icone irradiano luce e processioni di colore guardano a crocefissi dagli occhi sbarrati e doloranti. Angoscia, stupore, dolore e frenesia di vita, turbinio di colori che accecano o frastornano. Claudio, giovane sacerdote d’imponente figura di così variegato tempio, anticipa la raffrenata domanda e chiarisce subito: l’incenso è un richiamo per gli Angeli e le candele bruciano ciò che di negativo c’è nell’aria, e ci mettono in comunicazione con l’aldilà. Che rapporto c’è fra questo imponente, ed apparentemente bislacco, assemblaggio di quadri, oggetti, sculture, installazioni, di cui e stracolma questa dimora e l’aura di spiritualità che in essa si respira? Il mio credo nell’Arte si fonda sulla certezza che essa mi avvicina a Dio. Oggi viviamo senza riconoscere la causa del nostro dolore, senza saper percepire che anche quel dolore ci conferma la gioia del nostro essere sensibili. A volte mi capita di uscire fuori nel terrazzino, accendere dell’incenso e fare del cielo il mio tempio, nel silenzio. Allora mi rivolgo a Dio, affinchè nei suoi disegni io possa divenire uno strumento di Pace, un portatore di gioia nell’universo. E l’arte, i quadri, quest’attività così travolgente? Ho sentito il bisogno di esprimermi fin da bambino. Crescendo ho sempre sentito il bisogno di svolgere un’attività che mi permettessero di stare a stretto contatto con la gente. Per questo ho aperto una discoteca, per creare una sorta di oasi dove la gente potesse ritrovare se stessa. Ma la scoperta dell’altrui infelicità mi ha ispirato un viaggio in India dove ho intrapreso quel percorso spirituale che mi ha portato a dipingere, a trovare, attraverso la pittura e le mie opere, la ragione della mia vita. Regge, dimore, ducati, ricchezze, non nascono dai soli titoli. Molte volte questi sono di gran lunga superati dal creare il bello che significa fare del bene a tutti coloro che ne godono.

Articolo Pubblicato sulla Sicilia del 8 Aprile 2007 firmato da Assia La Rosa Rapporto con le Istituzioni

La prima grande mostra personale Percorso inverso, uso e riuso della  materia dell’artista catanese si è svolta al Castello Normanno di Acicastello, nel luglio 2005. Silvia Raimondo era allora già Sindaco di Acicastello ed ha creduto fin dall’inizio al progetto di Claudio, concedendoli l’uso della prestigiosa location. Da allora il Sindaco di Acicastello segue con affetto il percorso artistico del giovane catanese: ha accolto nel 2006 Painted Smiles, è stata presente all’inaugurazione a New York di Imprints e ospiterà quest’estate una nuova mostra al Castello. Chi scrive crede sia opportuno riportare le stesse parole del Sindaco Silvia Raimondo: «A Claudio Arezzo di Trifiletti, artista che tra realtà e fantasia, sa anche di cielo. Lo scorso fine luglio del 2006 accoglievo le tue creature, quegli apparenti sorrisi dipinti su colorate facce di tanti figli di questo meraviglioso mondo, sul maniero normanno, simbolo del territorio che mi pregio di amministrare. Quel maniero così apparentemente statico, freddo, immobile, fermo quasi nel tempo, ma che è lambito da vita, da un mare immenso e da un paese pullulante di coerenza e contraddizione, di staticità e movimento frenetico, di vita e di morte, di realtà e leggenda, si riempiva di colore contrastante con il grigio chiaro-scuro della lava. La prima sensazione che mi pervadeva nel raggiungere le sale espositive e nel fermarmi ad ammirare le tue creature è stata quella di sentire e vedere tanta vita: il vecchio maniero si svegliava pregno di vita. Ritrovavo nelle tue pennellate donne, uomini, bambini di tutti i giorni con sorrisi apparenti quelli stessi che almeno per una volta nella propria esistenza ci sono rimasti stampati sulle labbra e hanno deformato il nostro autentico volto. Era il nostro splendido mondo in cui ci ritroviamo nella diversità di stati d’animo, di colore della pelle, di credo religioso, di età e condizione sociale. Ma nelle tue opere non trovavo una umanità divisa, lontana o in continua lotta o scontro intestino, ma raccolta tutta insieme, frammista quasi in un tuo profondo desiderio di vederla unita, in eterna sincronia. Ma al contempo riuscivo a sollevarmi anche dalla stessa realtà la più cruda per librarmi verso una spiritualità intensa che credo sia propria tua dell’artista e dell’uomo. Ebbene quel maniero normanno, un tempo roccaforte strumento di difesa bellica, oggi monumento messaggero di pace, per trenta giorni diveniva messaggero di vita: la nostra stessa vita fatta di sorrisi e pianti, di grigi e colore, di gioia ed emozione del bacio dato al tuo primo amore rimirando il mare affacciato dal terrazzo del torrione più alto , di paura e disperazione ad udire dallo stesso luogo e davanti allo stesso mare, spari e poi sirene spiegate che ti trafiggono ancora il cuore , e poi di speranza ,di pace e fratellanza e tanto sapore di cielo. Ti auguro caro Claudio di poter far conoscere le tue creature e poter trasferire tutto quello che hai dentro attraverso le stesse a tanta gente e in paesi lontani: il linguaggio della tua arte e il suo messaggio arriverà nel cuore di tanti, e di questo ne sono certa».

Imprints

Per spiegare qual ’è il progetto, chi scrive ha ritenuto opportuno lasciare la parola all’artista attraverso un’ intervista.

In cosa consiste il tuo progetto?

“Le strade di Manhattan saranno riempite di lenzuola bianche e saranno oleate con sostanze che permetteranno alle impronte dei passanti di lasciarvi un segno. Non sarà solo una macchia sul lenzuolo, ma il segno indelebile di un anima. Ci sarà il passo marcato del signore nervoso per la discussione appena fatta con il capo, il passo etereo della ragazza innamorata. Il fango di un cantiere si mischierà alla cera di un pulito appartamento. Dopo che migliaia di persone avranno calpestato i lenzuoli, li porterò nella mia casa e ci mediterò sopra. Lavorerò il tessuto e lo intelaierò. L’opera cosi sarà pronta per essere esposta nella mia mostra”.

Qual è il messaggio che vuoi condividere con il popolo di New York?

Siamo tutti uguali, abbiamo tutti un anima. Dobbiamo andare oltre le differenze.

Quando partirai per New York? E appena arrivato cosa farai?

La seconda settimana di febbraio partirò per New York. Non sono mai stato a New York, e ancora non so dove andrò a dormire, quale sarà la mia casa, dove dipingerò i miei quadri. Come reagirà il popolo di New York? Tante domande ancora non hanno una risposta. Ma è tutto scritto. La prima cosa che farò sarà quella di andare a comprare le tele, i colori. E subito dopo scenderò in strada, la mattina raccoglierò le impronte dei passanti e le loro energie e la sera, tornato a casa, guardandole e pensandoci su, inizierò a disegnarci sopra.

Non parli l’inglese, come credi di comunicare con chi ti starà intorno?

Parlerò non con la bocca ma con il cuore, nessun suono solo sguardi.

E’ un grande progetto, e la possibilità di esporre all’Empire State Building è un grande trampolino di lancio per il tuo futuro. Tu cosa speri ci sia dopo New York?

Potrei fare il video dei miei viaggi in oriente, potrei fare ..potrei. Non so, non sappiamo cosa accade domani. Fra meno di un mese sarò nella Grande Mela e non potevo immaginarlo fino a poco tempo fa. Guardo al presente. Lavoro in continuazione per essere qualcosa, più lo sono e meno lo sento.

Ufficio Stampa

Ad occuparsi dell’ufficio stampa per Imprints è stata Elisa Toscano, presentata nel capitolo precedente. La Toscano ha curato le relazioni pubbliche e le media relations fin dall’inizio della carriera artistica di Claudio Arezzo di Trifiletti. Due i comunicati stampa prodotti prima della partenza dell’artista per New York. Questi sono stati inviati a tutte le testate giornalistiche nazionali e internazionali. Ad una prima lettura dei comunicati stampa si nota che sono molto prolissi, e il linguaggio non è giornalistico, non è trasparente, risulta di difficile comprensione. Questo potrebbe essere interpretato come un punto di debolezza della comunicazione, che perde la sua efficacia ed immediatezza. Ma se ci ricolleghiamo al contesto e al target di riferimento possiamo trovare una chiave di lettura più idonea dei due comunicati. Innanzitutto si può notare come essi contengono la notizia, e rispondono alle “cinque W”:

Who, Chi? Claudio Arezzo di Trifiletti, artista catanese. What, Cosa? Imprints è un evento che si svolgerà a New York; dalla realizzazione del progetto dell’artista prenderanno vita delle opere d’arte, che andranno a far parte della mostra all’Empire State Building. When, Quando? Dal 9 al 22 Aprile 2007 Where, Dove? A Casa Sicilia – The Empire State Building 350 Fifth Avenue, Suite 3600D, New York. Why, Perché? Attraverso questo progetto si testimonia l’uguaglianza di tutte le persone che lasceranno le impronte della loro anima sui lenzuoli che l’artista adagierà per le strade di New York. Nei due comunicati stampa sono riportati dei brani tratti da critici, rappresentanti delle istituzioni, giornalisti e personaggi coinvolti nel progetto. L’uso di un linguaggio aulico, a tratti tecnico ed ermetico è giustificato dal target di riferimento degli scritti. I diversi pubblici di settore hanno infatti le capacità e la competenze per decodificare il messaggio. Di seguito si riportano i due comunicati stampa.

Comunicato Stampa N. 01 Del: 16/01/07 IMPRINTS “ Impronte ”

“Un corpo in movimento contiene vita, la testimonianza la si ottiene vedendo le tracce dei suoi movimenti, le sue impronte.”

Casa Sicilia – The Empire State Building 350 Fifth Avenue, Suite 3600D, NEW YORK     Dal 9 Aprile al 22 Aprile 2007

Conferenza Stampa per l’Italia: Martedì 13 Febbraio ore 17.00. Catania, via Etnea 205 Circolo degli Artisti – Casa Sicilia Informazioni / prenotazioni telefono : 095 311362 Inaugurazione Mostra : Lunedì 9 Aprile ore 18.00 “New York” Orari Mostra : Fino al 22 Aprile 2007, dalle ore 10.00 alle ore 19.00 “Ingresso gratuito”

A Claudio Arezzo di Trifiletti, artista che tra realtà e fantasia, sa anche di cielo. Lo scorso fine luglio del 2006 accoglievo le tue creature, quegli apparenti sorrisi dipinti su colorate facce di tanti figli di questo meraviglioso mondo, sul maniero normanno, simbolo del territorio che mi pregio di amministrare. Quel maniero così apparentemente statico, freddo, immobile, fermo quasi nel tempo, ma che è lambito da vita, da un mare immenso e da un paese pullulante di coerenza e contraddizione, di staticità e movimento frenetico, di vita e di morte, di realtà e leggenda, si riempiva di colore contrastante con il grigio chiaro-scuro della lava. La prima sensazione che mi pervadeva nel raggiungere le sale espositive e nel fermarmi ad ammirare le tue creature è stata quella di sentire e vedere tanta vita: il vecchio maniero si svegliava pregno di vita. Ritrovavo nelle tue pennellate donne, uomini, bambini di tutti i giorni con sorrisi apparenti quelli stessi che almeno per una volta nella propria esistenza ci sono rimasti stampati sulle labbra e hanno deformato il nostro autentico volto. Era il nostro splendido mondo in cui ci ritroviamo nella diversità di stati d’animo, di colore della pelle, di credo religioso, di età e condizione sociale. Ma nelle tue opere non trovavo una umanità divisa, lontana o in continua lotta o scontro intestino, ma raccolta tutta insieme, frammista quasi in un tuo profondo desiderio di vederla unita, in eterna sincronia. Ma al contempo riuscivo a sollevarmi anche dalla stessa realtà la più cruda per librarmi verso una spiritualità intensa che credo sia propria tua dell’artista e dell’uomo. Ebbene quel maniero normanno, un tempo roccaforte strumento di difesa bellica, oggi monumento messaggero di pace, per trenta giorni diveniva messaggero di vita: la nostra stessa vita fatta di sorrisi e pianti, di grigi e colore, di gioia ed emozione del bacio dato al tuo primo amore rimirando il mare affacciato dal terrazzo del torrione più alto , di paura e disperazione ad udire dallo stesso luogo e davanti allo stesso mare, spari e poi sirene spiegate che ti trafiggono ancora il cuore , e poi di speranza ,di pace e fratellanza e tanto sapore di cielo. Ti auguro caro Claudio di poter far conoscere le tue creature e poter trasferire tutto quello che hai dentro attraverso le stesse a tanta gente e in paesi lontani: il linguaggio della tua arte e il suo messaggio arriverà nel cuore di tanti, e di questo ne sono certa.

Silvia Raimondo, Sindaco di Acicastello (CT)

I lumi del mondo sono in crisi .”La dignità umana” sembra diventata cosa marziana. La miseria abissale nella quale questo mondo sembra crogiolarsi è però una questione apparente. Esistono persone invisibili che a volte diventano drammaticamente evidenti. Sono gli artisti, proprio coloro che fanno del loro agire un possibile nostro pensare. Claudio è una persona cara all’umanità, sopra-tutto per il fatto che ha coraggio. Avere coraggio significa possedere, come i latini ci insegnano, “cuore”. Le sue tele, come i colori della sua invisibilità, lo testimoniano. Ora, a New York, in quello “spazio universale” dove la desolazione umana ha inferto un così duro colpo assassino, Claudio ci ricorda che solo le nostre orme, quelle di tutti, potranno diventare davvero – una volta per tutte e in nome di quelle che oramai abbiamo cancellato – l’origine del nostro avvenire. Le orme di Claudio sono un orizzonte colorato e lo sono per la nostra speranza”.

Alessandro Bertirotti, Antropologo della Mente, Università degli Studi di Firenze

Libero da ogni condizionamento e apparenza. Claudio Arezzo di Trifiletti ha scelto di essere. Ascolta ogni espressione del volto, guarda ogni rumore nel silenzio, gusta ogni suono della vita, tocca l’impercettibilità dell’anima. Una sensibilità orientale vive in una sete di successo occidentale. Un connubio esplosivo, caldo come il pathos che gli scorre nelle vene. Viviamo nell’arte quotidianamente, possiamo crearla, ricrearla e ammirarla…ma inseguendo il tempo ci scordiamo anche di guardarla. L’energia che lo circonda, i pensieri che affollano la sua mente, la curiosità che nutre la ricerca delle risposte, la solida certezza della fede, il piacere dei sensi, il dolore della privazione e l’impotenza umana, tutto odora del colore che usa per dipingere, delle sostanze che usa per le sue installazioni. In lui tutto è senza limiti, non si vede dove inizia l’artista e finisce l’uomo. Forse perché con la sua Arte va al di là dell’umano sentire. Guardando i volti dei suoi quadri si percepisce l’unicità dell’essere, la voglia di ricerca e la brama di sapere. Tutto quello che tocca, diventa arte…o semplicemente lui ha conservato lo stupore e la meraviglia nei confronti della vita, e , a differenza di molti, la capacità di ricordarci che si possono respirare le emozioni.«Cos’è l’arte pura secondo la concezione moderna? È la creazione di una magia suggestiva che accoglie insieme l’oggetto e il soggetto, il mondo esterno all’artista e l’artista nella sua soggettività». Rifacendoci alle parole di Baudelaire, il soggetto è Claudio Arezzo di Trifiletti, una persona carismatica e ricca di energia, e l’oggetto dei suoi quadri è la vita, in tutti i suoi aspetti. Nei suoi intensi colori e nelle sue originali installazioni si leggono i suoi dolori, le sue gioie, le sue domande e le sue risposte, la sua fede e il suo essere uomo. La magia è immediatamente percepita da coloro che fruiscono le sue opere. Ad oggi, a soli 31 anni, l’artista catanese ha all’attivo quattordici mostre in due anni, fra cui la partecipazione al III Salon International d’Art Figurativ di Parigi, nel 2004, e quella alla sala Bramante- Biennale di Roma- nel 2006. Pieno di entusiasmo e passione Claudio Arezzo di Trifiletti si prepara a partire per gli States dove gli si apre una nuova opportunità di successo, questa volta oltre oceano. “Cercate l’opera d’arte più bella di New York? E’ davanti a voi.” Questa frase è scritta in un graffito in Wooster Street, nel quartiere artistico newyorkese di Soho. Claudio Arezzo Di Trifiletti parte proprio da questo. Ma il giovane artista catanese non è mai andato a New York. A febbraio i suoi occhi, sempre attenti e radiosi di curiosità, vedranno per la prima volta l’Empire State Building. Dopo poco la sua mostra IMPRINTS “ Impronte ” dal 9 al 22 aprile sarà proprio lì, al 350 Fifth Avenue, Suite 3600 D, nei locali di “Casa Sicilia”, iniziativa della Regione Siciliana volta a valorizzare la nostra cultura e l’imprenditoria nel mondo. Esserci stati o meno, poco importa. Qual è la prima immagine che giunge alla mente quando si pensa a New York City? Sicuramente il crogiolo di razze che popolano le vie della Grande Mela. Lì la multietnicità è da sempre la caratteristica del popolo che vi vive. Mille facce e mille razze che si mischiano formando giochi di colore. Sono corpi che camminano, ma anche anime che pensano…che provano emozioni, che portano con se un’energia. No, non si parla di discorsi trascendentali, ma di vita reale. Il progetto dell’artista è quello di immergersi nella metropoli, assorbire queste energie e tramutarle in Arte. Come farà? Ancora una volta il vulcanico catanese, anche oltre oceano è pronto a sorprendere il suo pubblico.“ Le strade di Manatthan saranno riempite di lenzuola bianche e saranno oleate con sostanze che permetteranno alle impronte dei passanti di lasciarvi un segno”. La carica di Claudio Arezzo di Trifiletti si legge nel tono della sua voce “Non sarà solo una macchia sul lenzuolo, ma il segno indelebile di un anima. Ci sarà il passo marcato del signore nervoso per la discussione appena fatta con il capo, il passo etereo della ragazza innamorata. Il fango di un cantiere si mischierà alla cera di un pulito appartamento.” Sembra quasi sentire il rumore impercettibile dei passi che si perdono fra i mille rumori della caotica città. La curiosità cresce e l’artista continua a parlare…“Dopo che migliaia di persone avranno calpestato i lenzuoli, li porterò nella mia casa e ci mediterò sopra. Lavorerò il tessuto e lo intelaierò. L’opera cosi sarà pronta per essere esposta nella mia mostra.” Qual è il messaggio che vuoi condividere con il popolo di New York? “Siamo tutti uguali, abbiamo tutti un anima. Dobbiamo andare oltre le differenze”. Progetti per il futuro? “Potrei fare il video dei miei viaggi in oriente, potrei fare ..potrei. Non so, non sappiamo cosa accade domani. Fra meno di un mese sarò nella Grande Mela e non potevo immaginarlo fino a poco tempo fa. Guardo al presente. Lavoro in continuazione per essere qualcosa, più lo sono e meno lo sento.” Come dice Thomas Mann “Un artista, nel suo intimo, è sempre un avventuriero”. E sicuramente Claudio Arezzo di Trifiletti ha il talento di chi ha la possibilità di lasciare un segno indelebile delle sue “avventure”.

Alessandra Famoso, relatore pubblico

A New York tra arte e atmosfera metropolitana l’innovazione prende forma ed acquista una sua dimensione. Claudio Arezzo di Trifiletti con il suo stile personale valica i confini europei , spingendosi oltre l’oceano, per vivere un momento artistico caratterizzato da “nuovi stimoli ” quali quelli propri di una città, dai tratti multietnici e polimorfi, quale è la “ Grande Mela “.Il viaggio è volto alla realizzazione di un progetto che si riempie di contenuti artistici ed umani al tempo stesso. Ed è così che l’artista dispiega il suo intento, immergendosi in una realtà dai mille volti per catturarne lo spirito più profondo. L’evento che ci riguarda si differenzia dalle precedenti esposizioni tenutesi in Italia. Claudio Arezzo di Trifiletti infatti nel corso dell’esperienza Newyorkese darà vita ad opere che saranno il frutto, non solo del proprio modo di vedere e di sentire il mondo e gli individui che lo circondano. L’artista donerà infatti , attraverso il proprio lavoro, un’immagine unica a coloro che popolano la città, i quali appariranno all’interno della stessa, nella loro umanità avulsa da qualunque tratto distintivo come le religione o le barriere sociali. Non si tratta chiaramente di un’immagine dai contorni fisicamente delineati , ma della rappresentazione energetica che ciascuno di noi emana. L’arte funge dunque da trade-union tra le molteplici etnie presenti all’interno della città, un mezzo mediante il quale le distinzioni materiali scemano per dissolversi nella manifestazione creativa dell’artista. E per dare vita a tutto questo , l’artefice del disegno creativo, si mescola tra la gente, posando teli cosparsi delle più svariate misture, per la grande città, ed attende che il prodigio si compia. Le anime della città, ne pervadono il tessuto, formando un tutt’ uno con esso, fondendosi tra loro. Una parte dell’opera è così completata, ma manca il tocco dell’artista. I teli che prima coprivano le vie di New York , vengono quindi intelaiati, di modo che il pittore possa donare a quelle impronte un volto magico, espressione della carica data dall’insieme delle persone che abitano la città.

Costanza Calleri

L’autore del progetto.

Non esiste essere che non lasci le sue tracce, e quest’ ultime sono la testimonianza della sua venuta su questo mondo. Infinite sono le tradizioni , le filosofie, le religioni, i costumi , che tentano di dividere il pensiero degli esseri su questa terra. Attraverso questo progetto si testimonia l’uguaglianza di tutti i presenti, che calpestano la tela, che rappresenta la Terra su cui essi camminano, il “Mondo”. In una società di colori, di forme, che contrastandosi danno luogo a storie, e rappresentazioni di una realtà contemporanea che vive attraverso testimonianze dell’essere.

Claudio Arezzo di Trifiletti www.claudioarezzoditrifiletti.com

Ufficio Stampa e Relazioni Pubbliche : Elisa Toscano Tel.347 6397925 – [email protected]

Comunicato Stampa N. 02 Del: 06/02/07 IMPRINTS “ Impronte ”

“Un corpo in movimento contiene vita, la testimonianza la si ottiene vedendo le tracce dei suoi movimenti, le sue impronte.”

Casa Sicilia – The Empire State Building 350 Fifth Avenue, Suite 3600D, NEW YORK     Dal 9 Aprile al 22 Aprile 2007

Conferenza Stampa per l’Italia: Martedì 13 Febbraio ore 17.00. Catania, via Etnea 205 Circolo degli Artisti – Casa Sicilia Informazioni / prenotazioni telefono : 095 311362 Inaugurazione Mostra : Lunedì 9 Aprile ore 18.00 “ New York ” Orari Mostra : Fino al 22 Aprile 2007, dalle ore 10.00 alle ore 19.00 “Ingresso gratuito”

Le risposte che porti nel cuore sono quelle che portano il bene di tutti. La vita che Voi interpretate è buona cosa se venisse vista come una favola. Il gioco delle favole, sovrapposizione di sogno e realtà, sfumature dai contorni non definiti, il bianco e il nero si fondono per rimescolare, rimescolarci; che all’apparenza sembra definito. L’apparenza non esiste, ogni cosa e ciò che è, e ciò che la mente crede essere, dunque ciò che e apparente e realtà, la realtà e apparenza dove il confine che definisce l’uno o l’altra. La mente crea l’illusione , sciogliere l’illusione significa liberare la mente, liberare la mente fa vedere ciò che è.Godere di ciò che è, non di ciò che potrebbe essere, o di ciò che si vuole che sia, crea il vuoto mentale che diventa presupposto di partenza e presupposto di arrivo, non esiste più limite ne confine. La mente, libera, tu sei libero, le tue ali spiegate, non c’è più separazione tra te e il cosmo, Sei il cosmo.

Delia Barbagallo

In una metropoli solo in pochi vivono, tutti gli altri sopravvivono. Immaginate poi a New York, dove negli ingorghi dell’indifferenza umana, il cuore e la mente viaggiano tra una fermata e l’altra della metropolitana. Quest’agglomerato di caos però ha un’anima. Da scomporre. E da riscrivere con un altro linguaggio. Non quello del distacco alienante che contraddistingue uomini chiusi nel paltò, ragazzi assordati dalla musica di una cuffietta e donne abbracciate soltanto alla propria borsetta. E in questa distesa di sabbia, che nasconde il tesoro dello spirito multiforme, c’è qualcuno che vuole scavare, trivellare l’involucro di quest’epoca in cui ci siamo rinchiusi, trovare l’acqua che nutre quell’anima e la risveglia dal torpore. Sgretolando pian piano le apparenze ecco che si può toccare con mano la verità. Magari proprio attraverso i piedi, in contrasto con la più usuale automazione che ci porta a tendere le braccia, protenderle in avanti e frugare con le dita tra le cose della vita. Nel primo caso è più facile mantenere il controllo, non perdere l’equilibrio, graffiare e poi ritrarre il gesto, afferrare e poi mollare, appigliarsi e cercare di non cadere. Con i piedi invece no. Con i piedi invece puoi trasferire energia nella direzione che vuoi, puoi marciare, saltellare, piroettare o semplicemente passeggiare, ma senza bluffare. In una parola, ti puoi rivelare. O meglio, svelare. Questo è il senso di “Imprints”: tendere l’orecchio e ascoltare in silenzio quello che la gente ha da raccontare attraverso il corpo, partendo dall’espressione estetica e formale, ma andando al di là di essa. Ecco che allora salteranno fuori inconciliabili identità di una stessa persona, o magari, identiche emozioni di un popolo intero; e nello stesso tempo, la cultura underground, le ferite della storia, la dignità di un quartiere, le voci di un dolore. L’isola semantica di libertà e verità si ergerà da questa terra brulla. E verrà poi incorniciata per diventare opera ed essere finalmente mostrata. E solo chi utilizza come strumento l’amore e la creatività, la profondità e il suo alfabeto, può diventarne il tramite. L’interprete. Questo è l’artista. Questo è Claudio Arezzo di Trifiletti: colui che sa raccontare una storia tutta da inventare.

Assia La Rosa

DOMENICA 04 FEBBRAIO 007  GIORNALE DI SICILIA – PAG.34 “ La mia Arte per la Pace”.

“Qualsiasi persona che passa su questo mondo ha delle responsabilità e con essa qualcosa in comune con gli altri: l’Anima”. Con la sua manifestazione creativa Claudio Arezzo di Trifiletti, artista catanese, porterà ad Aprile nella grande “grande mela” ”Imprints”, mostra di pittura negli spazi di Casa Sicilia, punto di riferimento per i Siciliani d’America all’Empire State Building di New York. “Ho pensato ad un progetto che servirà non solo a promuovere la mia Arte ma soprattutto un’idea di Pace- spiega – quando noi camminiamo lasciamo delle impronte, io stenderò dei teli sui marciapiedi per cinque ore circa, ungendogli con diverse misture e permetterò alle persone di calpestare queste lenzuola e dopo spiegherò loro il mio progetto artistico. E un progetto che unisce i popoli di qualsiasi etnia, tutti porteranno sostanze sia a livello materiale che energetico, perché ogni corpo emana un’energia, il negativo e il positivo che fanno parte entrambi di questo universo ed entrambi devono convivere”. Le impronte che si andranno sovrapponendo uno sopra all’altra andranno a creare delle immagini, che l’artista “guardando con gli occhi di un bambino” renderà visibili agli altri: “Ogni giorno provvederò ad intelaiare le tele ed a creare un’opera, il mio intento e finirla per il giorno seguente, alla fine saranno circa quaranta”. Il suo universo creativo tra sculture e dipinti è la ”Casa Museo Sotto l’Etna” perché l’Etna è una nostra grande alleata”, precisa, l’Arte è rivelazione del suo mondo interiore. Il mito dell’Oriente lo influenza e la sua tecnica parte dalla pittura delle ombre e dall’uso e riuso della materia. “Tutto contiene Vita: la saliva, la polvere dell’Etna, la vernice dei mobili scartavetrati per il restauro. Nella tela il corpo segue i movimenti della mente, si creano tante macchie poi vedo delle linee che cominciano a prendere forma e per fare percepire agli altri quello che vedono i miei occhi le traccio di nero, sembrano disegni infantili, ma li rendo infantili proprio per farli vedere a tutti. All’interno c’è un simbolismo che non è studiato, un progetto che nasce dai pensieri che mi appartengono”.

Eliana Nisi

Siamo di passaggio! Su questa terra, in questa vita, siamo di passaggio! Siamo umani inermi ed impotenti, gestiti da un destino che ci permette l’amore, la gioia, la vita ma ci obbliga ad un termine imprecisato. Cerchiamo, nel bene e nel male, di lasciare un segno del nostro passaggio su questo pianeta. Un’impronta della nostra esistenza che racchiuda l’energia della nostra anima. Siamo anime che si muovono sul mondo creando vita e arte. Claudio Arezzo di Trifiletti ci regala un istante di vita. Uno squarcio nell’arco temporale che blocca tempo e spazio per registrare in terra il passaggio delle nostre anime. Le impronte della vita che passa. Le impronte di esseri umani che, come segni, ci permettono di leggere e decodificare la nostra vita, la nostra presenza sulla terra. Si tratta di un’opera immortale. Di un’elaborazione simbolica dell’intera esistenza umana tracciata nel suo percorso infinito. Chi conosce la gioia della vita e l’abisso della morte, ha consapevolezza di quanto, una semplice impronta, possa essere importante. Chi percepisce la brevità di una vita intera, comprende l’immensità di un istante. Ancora, Claudio, ci comunica positivamente su quale dono Dio ci ha offerto, ancora Claudio, mette il mondo su una grande tela, ancora Claudio, rende in arte la nostra vita.

Elisa Toscano

CONTEMPORANEO:

Penso : se sono riuscito a realizzare tutto questo che ancora, visto la mia età , rimane sempre un piccolo gradino, lo devo a tutte le Anime, che mi hanno pensato, abbracciato, voluto bene, amato, e, a volte anche odiato. Quando una sorella, un fratello mi incontrano (oggi) è racconto, la notizia,(o già è arrivata) , tutti, sono felici, e manifestano gioia, piacere nei miei confronti. Mi fanno tanti complimenti, mi chiedono, ma come ci sei riuscito ma sei stato davvero bravo, e dentro il mio cuore, altrettanto pieno di gioia, sento, che ciò, che sono, lo devo a tutti coloro, che anche per un istante, mi hanno pensato, perché in quell’istante, ho percepito, il loro benestare, l’ok di Dio ,che vive in tutti Noi. Un cerino, rimane un cerino, ma quando i cerini sono più la fiamma cresce, e non importa se il tempo li finirà prima, ma ,il calore è maggiore, la fiamma è unita è compatta, in una, e poi noi non siamo cerini, la nostra Anima non si spegne, anche se per natura abbandona i corpi nel tempo. Scrivo, come se parlassi, disteso con degli amici, ah che ricchezza ,averne, e non è vero, (quello che pensano molti) ,che gli amici sono veramente pochi, gli amici esistono, l’amicizia esiste, l’importante è non abusare della stessa, e superare i problemi, come il buon vino supera gli anni dentro la sua botte, il vino novello sarà buono, ma ubriacarsi di vino antico, è proprio un’altra storia. Mi sento felice, anche se ho conosciuto, una felicità, maggiore, magari legata alla Vera Pace, alla preghiera, non per chiedo, ma per piacere. Forse dovrei scrivere le ultime novità del progetto, ma sono sicuro, che con tanta energia in gioco, saranno molte le novità. Parecchi ,mi parlano di una mostra a New York, ma credetemi la mostra sarà l’ultimo sorso del progetto, che spero possa insegnarmi ancora molto, perché , sento che ancora ho una vita per imparare. La notte disteso sul mio letto, nonostante la stanchezza, contrasti con l’euforia, il pensiero mi guida, mi spaventa, perché la paura , dicevano tutti, la sconoscono solo gli imbecilli, anzi io dico, che chi ha paura sta attento a non perdere la cosa più preziosa donatagli, la Vita. Scusate, mi capita spesso ultimamente, di avere così tante cose da dire, che poi, non faccio, in tempo a completarne una , che altri si allacciano ad un oceano di cose ,che mi affollano la mente, ma tutto chiaro tranquilli. Dicevo, perché paura, per questa mostra, come la chiamano parecchi. La mostra sarebbe stata una passeggiata, sistemavo le mie opere, alla fine riuscivo a leggere la matematica mentale e il senso di tale predisposizione, Vernissage, e poi tutto il resto, fino alla chiusura, (e così finish). Sono stato bravo ho fatto la mostra a New York, cacchio all’Empire State Building, che occasione. Ma in realtà ,sentivo, un desiderio più grande, e credetemi, lo stimolo di new york ,la grande mela, quanta Arte, chi divideva i cadaveri , e faceva installazioni, chi con palle di ferro, e grù bucava i tetti delle case, facendosi pagare una fortuna, e potrei continuare, fino a casi più disperati di bisogno di espressione, di emozione, di far parlare. Io come potevo arrivare, con una mostra, centinaia, migliaia, milioni, di mostre inaugurano, lo spazio ,merita il massimo del mio essere, il vento con tutti i suoi contenitori mi chiedeva una missione, offrendomi solo un’Alleata, La Divina Provvidenza. A chiunque può sembrare facile, presentarsi al centro della propria città., stendere dei lenzuoli, e far sì, che quei lenzuoli, lasciano impresso nella mente delle persone, che sono lì per tutti, come il mondo è per tutti, uguaglianza di tutti i presenti.    Può salirci sopra chiunque, qualunque religione, stato sociale, politico ,animale ,tutto ciò che è in movimento, che è Animato contiene Vita perché custodisce la fiamma di un’Essenza. Ancora nel mondo, i popoli si scontrano con altri popoli, ingannati dalla loro stessa aggregazione, nata da una distinzione apparente. Ma è possibile, che nel 2007, siamo arrivati fin qui. Abbiamo manipolato il nucleare per lo sterminio dei nostri fratelli, ma con quale criterio, si chiamano ancora uomini in guerra, a lottare contro i figli di un’altra madre, e con quale criterio, si lascia ancora oggi pensare che la lontananza dalla guerra, non ci porti anche ad esserne responsabili, e allo stesso tempo vittime. Con quale criterio, si pensa, che muoiono milioni di persone, in atroci dolori, e queste possano lasciare il corpo così indifferentemente, senza lasciare una grossa esalazione di sofferenza, che sarà in poche ore degustata dall’intero pianeta. Pensate al fumo, portato dal vento, il fumo sale verso il cielo, ma la sofferenza no, il cielo ha le sue barriere, anche se il Padre se ne dispiace, perché vede i suoi figli che si sterminano, e cerca di gridargli da li Su , dentro i cuori assordati dall’odio, magari frutto di stesso odio ricambiato. E allora, non potevo non prendere in considerazione, che era ora di scendere nuovamente in campo, in una terra dove sei un numero, stenderò questi bianchi lenzuoli ,tanto bene, tanto male, queste sono le regole, un Angelo ti porge la mano, un demone ti sgambetta, e queste entità vivono sia nell’etereo ,ma anche nella carne, e sono coloro che hanno scelto la squadra di appartenenza. Con questi lenzuoli, spero tanto, che la mia Arte, che delinea, le energie impresse, che risalta le ombre contrastate dalla luce, possa creare, in nome dell’Umanità, in nome della Pace, una storia ,che possa servire, a dare spunto ad altre storie, di cui il mondo fortunatamente è ricco, ma purtroppo, stenta a viverne solo poche righe.

Grazie a tutti. Claudio Arezzo di Trifiletti

Ufficio Stampa e Relazioni Pubbliche : Elisa Toscano Tel.347 6397925 – [email protected]  Ufficio Stampa on line

E’ Stato creato un sito appositamente per la manifestazione: www.imprints.it. Il sito è stato realizzato interamente in inglese e al suo interno è possibile trovare diverse voci: Home: nella schermata iniziale è possibile trovare la postcard utilizzata quale invito alla mostra. Luogo , data e contati per l’evento. About Imprints: collegamento con la pagina dove si trova l’invito (Fig.1) e un breve riassunto sul progetto. Opening 9 April: collegamento con la pagina dove vi sono le notizie relative all’inaugurazione. Writings: collegamento con la pagina dove sono riportati tutti gli scritti contemporanei dell’autore. Critics: collegamento con la pagina dove vi sono le critiche riferite al progetto di ClaudioArezzo di Trifiletti.

Events: collegamento con la pagina dove è possibile visionare tutti gli appuntamenti legati alla mostra dalla conferenza stampa in Italia fino agli orari di apertura e chiusura della mostra a New York.

Press Release: collegamento con la pagina dove è possibile accedere ai due comunicati stampa della mostra. Photo Gallery: collegamento con la galleria di foto che ritraggono le 20 opere che fanno parte della collezione, le foto fatte da Claudio Arezzo di Trifiletti a New York, le foto che lo ritraggono l’artista con i passanti , con gli artisti con cui ha collaborato.

News: spazio dedicato ai pensieri che l’artista vuole condividere in tempo reale con i visitatori del sito.

Link : www.casamuseosottoletna.com – collegamento con il sito internet della casa museo di Claudio dove vi sono i suoi quadri e le sue istallazioni; www.claudioarezzoditrifiletti.com – collegamento con il sito ufficiale dell’artista nelle sue due versioni:italiano e inglese; www.casasicilia.us – collegamento con il sito web dell’associazione casa Sicilia Stati Uniti d’America; www.dianacarulli.com – collegamento con il sito internet web di un’artista

insieme alla qual Claudio Arezzo di Trifiletti ha collaborato dando vita ad una opera; www.floranceannequin.com – www.fc-prodaction.com – collegamento internet con un’artista poliedrica che si occupa di fotografia, coreografia, realizzazione video e doppiaggi, la quale ha realizzato un video per Imprints 2007; www.necktiesculpture.com – collegamento con il sito internet di un artista italo- americano che ha collaborato alla realizzazione di una cravatta, dipinta da Claudio Arezzo di Trifiletti, esposta alla mostra newyorkese.

Contact informations : qui è possibile trovare il link con il sito internet di Elisa Toscano – www.parlareinpubblico.it – e con l’indirizzo di posta elettronica [email protected]. Inoltre è possibile avere un contatto Skype (contatto telefonico gratuito tramite internet) con l’artista.

Feedback: collegamento con la pagina in cui è possibile per i visitatori del sito lasciare i propri commenti e suggerimenti.

Location

I 400 metri quadri al trentaseiesimo piano dell’Empire State Building con le sei meravigliose finestre che si affacciano su una vista mozzafiato della Grande Mela, prima dell’arrivo dell’artista catanese, erano adibita a sala conferenze. L’unico colore presente nella stanza era quello delle sedie schierate davanti al podio, che si mescolava a quello dei tanti prodotti siciliani esposti su due scaffali bianchi. Claudio trasforma la location, donandole colore e una originale eleganza. Le sue venti creazioni poste in maniera dinamica e ben visibile all’interno del mostra si intervallano al meraviglioso scenario che la città offre. Tutta l’atmosfera è resa più calda dalle candele e dagli incensi. Inoltre l’ambiente è arricchito da tre istallazioni create con dei materiali che l’artista ha trovato e riutilizzato donandogli vita con la sua creatività. Chi scrive ha ammirato l’allestimento della mostra, ha visto come una piantina secca è divenuta una colorata istallazione creata apponendo ai rami sfogli dei fili verdi tagliati dalla tenda di casa, e sul letto di foglie morte adagiate in fondo al vaso delle gocce di colore hanno dato luce ai colori spenti e ingialliti. Un vaso con della fredda terra e i fiori appassiti hanno lasciato spazio a delle lunghe candele bianche che emanavano una calda luce. Ad un angolo vuoto un tavolino di legno è stato ricoperto di pezzi di tela colorati e sopra sono stati apposti i pennelli e le bacinelle usate dall’artista per dipingere le opere della mostra. Piccole tele con tante gocce di colore fermate da nastro adesivo sono state posizionate sul freddo pavimento. Ogni cosa, anche i punti di debolezza della location, sono stati trasformati in punti di forza: un grande tavolo di legno al centro della seconda stanza è stato ricoperto di una tovaglia rossa dove con dei pennarelli è stato permesso ai visitatori lasciare un segno della loro presenza. Anche le cose apparentemente più semplici richiedevano un grande sforzo. Per salire le grandi tele all’Empire State Building, si deve passare dai magazzini, superare i molti controlli e respirare la fatica e il duro lavoro che, tra carrelli e mille cartoni, vi è nel backstage del lussuoso grattacielo più famoso al mondo.

Empire State Building Promozione e inviti

Ad ogni passante che calpestava il lenzuolo nelle strade della Grande Mela veniva dato il volantino che potete visionare nelle fig. 2 e 3.Questi volantini sono stati distribuiti anche in molti dei locali, negozi, ristoranti vicino l’Empire State Building. L’invito realizzato a New York dall’artista, è stato stampato dopo aver dipinto la prima opera. Questa infatti è stata messa come immagine della postcard (fig. 4). La quale è stata poi inviata a centinaia di gallerie e luoghi d’arte a New York.

Inaugurazione

Alle 18.30 del 9 Aprile le porte di Casa Sicilia sono state aperte al pubblico. Come accade spesso quando si organizza un evento, poco prima delle 18 del giorno suddetto, chi scrive si trovava in copisteria a fotocopiare, dopo averlo redatto, il listino prezzi delle opere. Bisogna considerare che ci si impiega un po’ più tempo del previsto a fare la conversione dai metri agli inch – unità di misura americana – e a convertire gli euro in dollari. Tutto questo dopo aver fatto una proporzione fra l’ampiezza dell’opera e il suo relativo prezzo, come da richiesta dell’artista. In questi casi anche se manca davvero poco allo scadere del tempo che si ha a disposizione per i preparativi, bisogna tenere i nervi ben saldi, anche quando un “copia e incolla” errato può far andare in escandescenza l’artista, comprensibilmente teso. Bisogna rimanere lucidi. Sapere già il giorno prima dov’è la copisteria più vicina e portare sempre con se un pen-drive dove tenere una copia del file da fotocopiare; anche all’ultimo istante i documenti importanti possono essere modificati. Perché chi scrive vi racconta questo aneddoto, che apparentemente sembra essere motivo di rimprovero più che di plauso? Semplice. Si vuole solo sottolineare che per chi si occupa di organizzare un evento, l’imprevisto è sempre da prevedere! Quando si fanno tante cose, e si fanno per di più in una realtà lontana e diversa da quella nella quale si è abituati ad agire, quando si è in assenza di punti degli abituali punti di riferimento, è umano sbagliare, ma l’importante è trovare tempestivamente una soluzione. L’atmosfera durante l’inaugurazione era magica. Tanta gente che si aggirava intorno ai quadri, i cui colori si mischiavano con le luci che accendevano il meraviglioso panorama che si vedeva dal trentaseiesimo piano. Candele e incenso emanavano nell’aria un buon odore che si incontrava con quello del vino nei calici dei visitatori. Il buon odore di pane speziato si confondeva con l’odore del colore che le tele sprigionavano. A rendere tutto più soft è stata la musica di Stefano Mura, che con le sonorità della sua chitarra allietava i presenti. Musica, cibo, incenso e candele. Bisogna fare un passo indietro per capire come si è arrivati a questo momento di incontro. Iniziando con la musica, come la maggior parte degli incontri che l’artista ha fatto, quello di Claudio con il musicista è stato un incontro casuale. Stefano Mura infatti lavora all’Alitalia, nello stesso grattacielo. Prima dell’inaugurazione i due si sono incontrati nella location, dove il musicista ha fatto le prove del suono e ha suonato alcuni brani del suo repertorio, per far conoscere la sua musica all’artista. Per quanto riguarda il catering, l’artista ha assunto per l’inaugurazione una hostess addetta alla degustazione dei vini e alla sistemazione del cibo sul tavolo adibito al buffet. Incensi, candele e luci sono state adeguatamente posizionate. Ovviamente fino all’ultimo momento mancava una lampadina e l’incenso era quasi terminato. Ma alle 18.30 tutto era perfetto. Il vernissage è iniziato con un discorso d’apertura che ha visto l’intervento di, nell’ordine:

– il presidente dell’associazione prof. Gaetano Cipolla – docente di lingue e letteratura alla St. John’s University di New York. Egli ha enunciato gli obiettivi e le attività svolte e in progetto dell’associazione.

– Il sindaco di Acicastello Silvia Raimondo, la quale ha fatto, con l’affetto e l’entusiasmo di sempre, gli auguri a Claudio.

– Claudio Arezzo di Trifiletti, che ha ringraziato tutte le persone che gli sono state vicino nel suo progetto.

– Antonio Mattalliano. Artista palermitano che vive da sei anni a New York.

Oltre a dividere la sua casa con Claudio, gli è stato vicino aiutandolo nella realizzazione del suo progetto.

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