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time

Padre contro figlio, amico disonesto, amori corrotti, lingua senza giudizio, rancori disperati, occhi sfiatati, abbracci rinnegati, quasi strangolati da un sorriso che ha sempre mentito, leggo ciò che scrivo, vivo come un falso divo. A volte capita che mi distendo, faccio scivolare rabbia e rancore, mi sdraio nel mio cuore, respiro tepore e ritrovo quella parte che mi aveva fatto albeggiare il mio umore. Per fratelli, famiglie, e anime incomprese, lancio una palla, che possa girare, raccontare e soprattutto contaminare, chi di rabbia è stato violentato, nella purezza spero possa incontrare, perché quello che ci ha fatto scontrare non ha colpe dentro il nostro respirare, è solo conseguenza di chi vuol dominare, dimenticando che fiumi, montagne, e creato hanno sempre dato, senza mai chiedere un buon tornato, hanno sempre amato senza mai fare i conti con l’operato, lo hanno fatto per istinto incontrollato. Hanno bandito chi bendato volesse il neonato, e hanno incoraggiato chi di amore volesse il coltivato.

misunderstandings

Entrambe le nonne trovando grosse rassomiglianze con i miei nonni, trovarono in me facili antipatie, e per ogni cosa andata storta attribuirono a me le colpe, il mio secondo nonno, nonostante mi volesse un gran bene, ricordo che anche lui a volte non gli garbava molto quel modo di essere in me. Ma d’altronde appena nato mio padre e mia madre si separarono, motivo per cui ogni volta che cercavo un dialogo con mio padre, lui rivedeva in me mia madre. Oggi ho 37 anni, vivo con mia nonna mia madre e Ciccio, Ciccio è una persona vestita da cane. Da quando la madre di mio padre è andata via non mi parlo con mio padre, da prima che andasse via, entrambi abbiamo sempre trovato troppi disaccordi, lui vedeva in un albero solo un albero, io vedevo in un albero la vita, e molto di più. La mia infanzia si è sviluppata in un mondo, che più che mondo potrei affermare fosse un corridoio di dimensioni, ogni stanza aveva esseri che si trasformavano di continuo altri che restavano nella loro forma, ma nella mia memoria conservo entrambi con lo stesso odore. Mia madre è stata sempre come una figlia, mio fratello ha sempre voluto svolgere con me l’onere del fratello più grande, ma purtroppo ancora non si rende conto di avere solo tre anni in più di me, e senza voler giudicare nessuno, posso affermare che nella vita abbiamo sempre preso strade totalmente divergenti. Per me il denaro è semplicemente uno strumento, per lui è il raggiungimento di un obbiettivo. Non dimenticherò mai l’affermazione di una mia ex compagna, che disse: certo ti hanno tolto gli strumenti per essere felice, ma io continuavo a vedere le vetrine dei negozi di arredamento e continuavo a sognare. Per me il sogno è presente, il sogno di poter suonare mi è stato sottratto quando ancora avevo pochi anni, così all’improvviso appena tornato a casa, non ho più trovato il pianoforte con cui tanto adoravo parlare, era stato portato a casa di mia zia, perché mia cugina potesse prendere lezioni di piano. Nel frattempo a volte arrivavano buste di vestiti che non servivano più da altre case, case di amici, ed io non capivo come avendo in famiglia proprietà, case, dovessi vivere questa umiliazione. Anche oggi, se non fosse per il dono dell’umiltà della costanza, e soprattutto della voglia innata di trasmettere, sicuramente per la felicità di coloro che desiderano la mia gabbia sarei ritornato a fare denaro in maniera illecita, molti parenti e cugini godevano di quando avevo locali, macchine e distintivi, altri mettevano in guardia la mia famiglia per la mia vita, ma nulla accadeva, io ero treno, e volavo, poi grazie All’Immacolata Concezione sono arrivato presso una stazione, e li sono sceso. A seguito di tre anni, ho preso un aereo che mi ha portato in India, ci ho vissuto un mese, e nonostante non capissero la mia lingua, erano più che disposti ad adottarmi, ma forse il sentore, la telefonata non tardò ad arrivare, dovevo tornare per firmare delle carte di un finanziamento a mio nome per iniziare la professione di imprenditore agricolo. Sarebbe stato il loro sogno e forse anche il mio, ma quando sono rientrato, tutto un incastro mi è sembrato, una parte mi è stato dato, un’altra parte un corso di due mesi mi ha impegnato, poi tutto assurdo mi è sembrato, troppa tensione anche per coltivare una margherita era diventato, mio fratello nervoso era sempre incoraggiato nel richiamarmi, devo, devi, perché, tu non sai nei guai ti metterai, io farò, tu diventerai, e così via, per non ammalarmi ho continuato a camminare come da quando sono nato, ascoltando solo quello che era in me. (P.zza Bovio bottega risistemata, dopo un paio di anni buttato fuori), Non potendomi più permettere una casa mia, dove sentire il mare, e scrivere poesie, trasformai piano piano, la casa dove vivevo con mia nonna e mia madre, ma anche li nonostante per tutta la famiglia sia diventato un vanto, sempre pianto mi è stato raccontato, tu non sai, tu non puoi, e così via, la sostanza che a me è sempre piaciuto fare. Il punto di questa storiella che è molto più lunga e forse anche più cruda e intensa, non è che mi tolsero il piano perché lo sapevo suonare senza aver preso lezioni, di tutte le violenze che ho vissuto, o le umiliazioni, il punto non è che a volte per completare un opera devo aspettare di avere i soldi per comprare il colore, perché anche domandare gli spiccioli ai miei, e sicura risposta di disprezzo, dalla serie: ma vendi un quadro, sei un’artista no, ed io odo le stesse parole del diavolo che dice a Gesù, vuoi sfamare gli affamati trasforma le pietre del deserto in pane. Il punto è che nonostante tutto, dico grazie, perché senza questa vita, non sarei riuscito ad essere ciò che sono, il dilemma se avessi avuto cosa sarei riuscito a costruire rimarrà a vita, ma fino ad oggi sono orgoglioso di me, di cosa ho costruito solo con l’aiuto del Buon Dio. Piano piano, questo posso affermare sia il mio motto.

P.S. Non potendo essere liberi, hanno imprigionato chi libero è nato.